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Salento: gioiello di Puglia

IL SALENTO
Il Salento è una vasta pianura che va dall’istmo messapico, tra Taranto e Brindisi, al Capo di S.M. di Leuca.
Nella parte meridionale presenta modeste elevazioni che prendono il nome di serre salentine, di cui la più alta, la Serra del Cianni, raggiunge soltanto i 201 metri di altezza.
Verso il canale d’Otranto le sue coste scendono ripide e pittoresche sul mare e l’onda marina, sgretolando gli strati calcarei costieri, mette in evidenza notevoli manifestazioni carsiche ipogee, tra cui le interessantissime grotte Romanelli e Zinzulusa.
La costa occidentale del Salento è bassa e spesso sabbiosa. Anch’essa presenta talune grotte carsiche ed un promontorio frantumato dall’azione del mare, sul quale sorge il porto di Gallipoli.
A nord-ovest di Gallipoli la costa ritorna bassa e sabbiosa, e tale continua oltre Taranto fino alla foce del Bradano.
Questo tratto della costa pugliese è ricco di pinete costiere, che rendono particolarmente attraente questo estremo lembo della regione, sempre cortese di calore e d’ombra.


LA CITTA' DI LECCE
Capoluogo del Salento, Lecce è una città di grande fascino che desta sorpresa e ammirazione per la nobiltà dei suoi palazzi e la indiscutibile bellezza delle sue chiese. La si può senz’altro considerare come una delle capitali storiche dell’arte barocca che qui assume una connotazione originalissima, esuberante nelle opere architettoniche, grazie all’uso intelligente che architetti e scalpellini hanno saputo fare delle preziosa pietra locale così facile da tagliare e modellare e così carica del suo colore rosato. La città ha origini messapiche: conservò la propria indipendenza resistendo all’espansione tarantina e nel III secolo a.C. fu conquistata dai Romani assumendo dapprima il nome di Lupie e in seguito, allorquando il centro venne spostato 3 chilometri a nord-est dal nucleo primitivo, quello di Liceo o Litium. Durante l’età adrianea (II secolo d.C.) si arricchì di un teatro e di un anfiteatro i cui imponenti resti archeologici occupano parzialmente la centralissima Piazza S.Oronzo. Con il dominio Bizantino Lecce vide oscurata la sua egemonia sul territorio della potenza di Otranto, scelta come porto principale dell’Italia bizantina. Rinacque con i Normanni divenendo un notevole centro commerciale; fu incamerata nel demanio regio sotto gli Svevi, divenendo feudo dei Brienne e in seguito dei d’Enghen con gli Angioini. Carlo V la dotò di una nuova cinta di mura per difenderla dalle continue incursioni dei pirati Turchi che minacciavano costantemente il Salento: la città in quest’epoca conservò la sua tradizione di importante centro culturale. E’ proprio tra i secoli XVI, XVII e XVIII che si compì la grande esperienza del cosiddetto <> che arricchì il centro storico di tutti quei monumenti di indiscutibile e assoluto rilievo artistico. La visita alla città offre una catena di sorprese: dallo scenografico complesso di Piazza del Duomo, alla maestosa ricchezza della facciata di S Croce;


GALLIPOLI
Gallipoli sorge dal mare, arroccata e splendidamente chiusa all’interno delle alte mura che per secoli l’hanno difesa dalle minacce e dalle blandizie dell’Oriente. La greca <> fu in origine un centro messapico che secondo la testimonianza di Plinio veniva chiamata Anxa. In seguito colonia greca (Kalè polis) ebbe moneta propria e vasta giurisdizione territoriale fino all’avvento dei romani che l’assoggettarono nel 265 a.C. Fu, quindi, stazio militaris ed infine municipium. Collegata attraverso le via Traiana con Brindisi, accrebbe rapidamente la sua importanza strategica. Sede vescovile dal 551, con i Bizantini, fu un caposaldo marittimo nello Ionio e potenziò i suoi apparati difensivi, Nonostante ciò fu più volte attaccata dai Saraceni che intorno al 915 l’occuparono e la tennero per trent’anni. L’impianto urbano, d’ispirazione dichiaratamente orientale, lo si deve principalmente all’influsso islamico che si manifesta con le caratteristiche strade tortuose, le case candide e ben protette all’esterno, che si aprono all’interno a definire le classiche corti mediterranee. Con l’avvento dei Normanni la diocesi gallipolina tornò sotto la giurisdizione romana, sebbene il rito greco si conservò fino al 1513. La città seguì le sorti di tutti gli altri centri pugliesi divenendo Sveva, Angioina, Aragonese, ma conservò costantemente la sua tradizione mercantile. Proprio sotto la dominazione spagnola la città godette di un periodo di pace durante il quale venne in parte rinnovata e arricchita di chiese e palazzi gentilizi. Comincia il periodo d’oro del Barocco salentino, si provvede al restauro del Castello, alla riedificazione della Cattedrale e ad opere di risanamento urbanistico. La città rimase chiusa all’interno dell’isoletta del borgo antico fino alla fine del secolo XVIII quando si avvertì la necessità di edificare nuovi quartieri per le esuberanti esigenze demografiche. Il borgo ottocentesco si estese sulla penisoletta protesa nello Ionio organizzandosi con vie rettilinee per perpendicolari tra loro. La città vecchia la si raggiunge attraversando il borgo ottocentesco e superando il ponte che sostituisce l’antico istmo. Subito sulla destra si scorge il grande porto che ha, in passato, come oggi, rivestito vasta importanza commerciale ed economica per la città e per il Salento. Testimonianza artistica della Gallipoli greca è la cosiddetta fontana ellenestica ricostruita nel 1560 e recentemente restaurata. Il Castello del XVI secolo incorpora le precedenti fortificazioni di età angioina ed è costituito da un rilievo concluso da un torrione circolare e da un mastio quadrangolare con torri angolari. Dal Castello può partire un itinerario di visita alla città che ci porta in breve, attraverso via De Pace alla Cattedrale ottimo esempio di Barocco salentino. Dedicata a S.Agata fu costruita nel 1630 e completata con la splendida facciata nel 1696. L’interno è una vera pinacoteca che accoglie grandi pitture sei-settecentesche di scuola salentina. Le numerose chiese di Gallipoli sono quasi tutte edificate non distanti dal mare e spesso in posizione panoramica, a guardia del paese. Tra queste segnaliamo la bellissima Chiesa della Purità dal ricchissimo interno adorno di stucchi e interamente ricoperto da tele di eccezionali dimensioni. Altra interessante chiesa è quella dedicata a San Domenico o del Rosario (1697) dove sono collocate tele di Gian Domenico Catalano. Pure suggestive sono la Chiesa delle Anime, quelle del Crocifisso, e la Chiesa di S. Francesco. L’attività edilizia del periodo barocco si estrinseca non solo negli edifici di committenza ecclesiastica ma anche con le costruzioni civili tra le quali occorre segnalare il seicentesco palazzo Venneri con il portale rinascimentale e il gentilissimo palazzo Tafuri.