Salento: gioiello della Puglia
IL SALENTO Meglio conosciuto come il "tacco d'Italia", il Salento è una subregione che si estende nella parte meridionale della Puglia, bagnata dal mar Jonio a Ovest e il mar Adriatico a Est. Vasta pianura che comprende l'intera provincia di Lecce e una parte di quella di Brindisi e di Taranto.
Gli abitanti di questa parte di terra, si distinguono dal resto della regione, per caratteristiche culturali e glottologiche. La costa occidentale del Salento è bassa e spesso sabbiosa, ma presenta anche grotte carsiche e promontori frantumati dall’azione del mare, su uno di questi sorge il porto di Gallipoli. A nord-ovest di Gallipoli la costa è bassa e sabbiosa fino a Taranto. Questo tratto della costa pugliese è ricco di pinete costiere, che rendono particolarmente attraente questo estremo lembo della regione, sempre ospitale e cortese.
La vegetazione è costituita per lo più da distese di ulivi secolari, dai tronchi contorti e di grandi dimensioni; nelle campagne le terre sono suddivise da muretti a secco e si possono trovare costruzioni fatte di pietra, anch'esse a secco, come i "furnieddhri" e le "pajare". Numerose sono le masserie fortificate risalenti al XV e XVI secolo. I paesi sono piccoli e poco popolati con costruzioni di color bianco intenso, in tipico stile mediterraneo. Il mare assume diverse sfumature: dal blu dell'Adriatico al verde smeraldo e celeste della costa jonica. Lungo il litorale si possono ammirare le torri costiere di avvistamento di forma quadrangolare o circolare, costruite nel corso dei secoli per difendersi dall'arrivo delle orde piratesche.
La struttura tipica dei centri storici salentini è caratterizzata da un tessuto molto compatto (non c'è separazione fra le case) di vicoli bianchi dalle pareti dipinte a calce sempre ravvivata sui cui muri campeggiano gli accesi colori degli infissi, inframmezzati da palazzi nobiliari e chiese d'epoca barocca in pietra viva. Tipica l'entità architettonico-urbanistica della casa a corte di origine araba e diffusa anche in Sicilia. Su tale spazio urbano, definito corte (dal latino cohorte, "spazio che comprende l'orto", "recinto"), si affacciano le porte e le finestre di molte abitazioni, col voluto risultato di farne uno spazio di vita comune, una sorta di popolare salotto dove, nei tempi andati, molte famiglie vivevano gran parte della giornata chiacchierando, ricamando e aiutandosi nelle faccende domestiche. In genere, in una corte non manca mai la caratteristica pila comune, una sorta di lavatoio in pietra corredato di una parte scanalata (stricaturu) su cui strizzare i panni. In alcune aree, addirittura, tali corti sono occultate da un portone (mignano) che finge l'ingresso di una abitazione, rivelandosi, una volta invece aperto, l'ingresso di questo spazio multi-familiare.
La cucina salentina è caratterizzata da numerosi piatti tipici, soprattutto a base di verdure e pesce, ed è accompagnata da famosi e pregiati vini DOC come il Primitivo di Manduria o il Negroamaro. Fra gli alimenti più tipici si distinguono i pezzetti, uno spezzatino di carne di cavallo al sugo piccante, e la pitta di patate, una pizza bassa di patate contente una gran quantità di ingredienti vegetali, quali cipolle, rape, pomodoro. Tipico anche il pane con le olive chiamato puccia e, per quel che riguarda la gastronomia "da passeggio", il rustico, una sfoglia sottile cotta in forno contenente un impasto di besciamella, di mozzarella, pomodoro, pepe ed occasionalmente noce moscata. Altro alimento tipico sono le frisedde o frise, ciambelle di pane biscottato fino ad una consistenza di grande durezza, realizzato spesso con grano d'orzo e tagliato a metà cottura in senso orizzontale, che va ammorbidito mediante breve immersione in acqua e quindi condita con olio, sale e pomodoro. Diffuse anche sono le pittule (o pettule), frittelle di forma grossolana ripiene di rape, fiori di zucca, baccalà o senza ripieno che si gustano inzuppate nel vino cotto. Molto rinomata è la pasticceria, più simile a quella siciliana che alla pugliese, in cui si distinguono il pasticciotto leccese, il fruttone, le bocche di dama, la pasta di mandorla, lo spumone salentino.
LECCE Capoluogo del Salento, Lecce è una città di grande fascino che desta sorpresa e ammirazione per la nobiltà dei suoi palazzi e la indiscutibile bellezza delle sue chiese. La si può senz’altro considerare come una delle capitali storiche dell’arte barocca che qui assume una connotazione originalissima, esuberante nelle opere architettoniche, grazie all’uso intelligente che architetti e scalpellini hanno saputo fare delle preziosa pietra locale così facile da tagliare e modellare e così carica del suo colore rosato.
La città ha origini messapiche: conservò la propria indipendenza resistendo all’espansione tarantina e nel III secolo a.C. fu conquistata dai Romani assumendo dapprima il nome di Lupie e in seguito, quello di Liceo o Litium. Durante l’età adrianea (II secolo d.C.) si arricchì di un teatro e di un anfiteatro i cui imponenti resti archeologici occupano parzialmente la centralissima Piazza S.Oronzo. Con il dominio Bizantino Lecce vide oscurata la sua egemonia sul territorio della potenza di Otranto, scelta come porto principale dell’Italia bizantina. Rinacque con i Normanni divenendo un notevole centro commerciale; fu incamerata nel demanio regio sotto gli Svevi, divenendo feudo dei Brienne e in seguito dei d’Enghen con gli Angioini. Carlo V la dotò di una nuova cinta di mura per difenderla dalle continue incursioni dei pirati Turchi che minacciavano costantemente il Salento: la città in quest’epoca conservò la sua tradizione di importante centro culturale. La visita alla città offre una catena di sorprese: dallo scenografico complesso di Piazza del Duomo, alla maestosa ricchezza della facciata di S. Croce.
GALLIPOLI Gallipoli sorge dal mare, arroccata e splendidamente chiusa all’interno delle alte mura che per secoli l’hanno difesa dalle minacce e dalle blandizie dell’Oriente. La greca <Kalè Polis> fu in origine un centro messapico che secondo la testimonianza di Plinio veniva chiamata Anxa. In seguito colonia greca ebbe moneta propria e vasta giurisdizione territoriale fino all’avvento dei romani che l’assoggettarono nel 265 a.C. Fu, quindi, stazio militaris ed infine municipium. Collegata attraverso le via Traiana con Brindisi, accrebbe rapidamente la sua importanza strategica. Sede vescovile dal 551, con i Bizantini, fu un caposaldo marittimo nello Ionio e potenziò i suoi apparati difensivi, Nonostante ciò fu più volte attaccata dai Saraceni che intorno al 915 l’occuparono e la tennero per trent’anni. L’impianto urbano, d’ispirazione dichiaratamente orientale, lo si deve principalmente all’influsso islamico che si manifesta con le caratteristiche strade tortuose, le case candide e ben protette all’esterno, che si aprono all’interno a definire le classiche corti mediterranee. Con l’avvento dei Normanni la diocesi gallipolina tornò sotto la giurisdizione romana, sebbene il rito greco si conservò fino al 1513. La città seguì le sorti di tutti gli altri centri pugliesi divenendo Sveva, Angioina, Aragonese, ma conservò costantemente la sua tradizione mercantile. Proprio sotto la dominazione spagnola la città godette di un periodo di pace durante il quale venne in parte rinnovata e arricchita di chiese e palazzi gentilizi. Comincia il periodo d’oro del Barocco salentino, si provvede al restauro del Castello, alla riedificazione della Cattedrale e ad opere di risanamento urbanistico. La città rimase chiusa all’interno dell’isoletta del borgo antico fino alla fine del secolo XVIII quando si avvertì la necessità di edificare nuovi quartieri per le esuberanti esigenze demografiche. Il borgo ottocentesco si estese sulla penisoletta protesa nello Ionio organizzandosi con vie rettilinee perpendicolari tra loro.
La città vecchia la si raggiunge attraversando il borgo ottocentesco e superando il ponte che sostituisce l’antico istmo. Subito sulla destra si scorge il grande porto che ha, in passato, come oggi, rivestito vasta importanza commerciale ed economica per la città e per il Salento. Testimonianza artistica della Gallipoli greca è la cosiddetta fontana ellenestica ricostruita nel 1560 e recentemente restaurata. Il Castello del XVI secolo incorpora le precedenti fortificazioni di età angioina ed è costituito da un rilievo concluso da un torrione circolare e da un mastio quadrangolare con torri angolari. Dal Castello può partire un itinerario di visita alla città che ci porta in breve, attraverso via De Pace alla Cattedrale ottimo esempio di Barocco salentino. Dedicata a S.Agata fu costruita nel 1630 e completata con la splendida facciata nel 1696. L’interno è una vera pinacoteca che accoglie grandi pitture sei-settecentesche di scuola salentina. Le numerose chiese di Gallipoli sono quasi tutte edificate non distanti dal mare e spesso in posizione panoramica, a guardia del paese. Tra queste segnaliamo la bellissima Chiesa della Purità dal ricchissimo interno adorno di stucchi e interamente ricoperto da tele di eccezionali dimensioni. Altra interessante chiesa è quella dedicata a San Domenico o del Rosario (1697) dove sono collocate tele di Gian Domenico Catalano. Pure suggestive sono la Chiesa delle Anime, quelle del Crocifisso, e la Chiesa di S. Francesco. L’attività edilizia del periodo barocco si estrinseca non solo negli edifici di committenza ecclesiastica ma anche con le costruzioni civili tra le quali occorre segnalare il seicentesco palazzo Venneri con il portale rinascimentale e il gentilissimo palazzo Tafuri.
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